L’European Foundation Centre riunisce le associazioni e gli enti
filantropici in Europa: sono 129.975 a fine 2014, di cui 19.150 in Germania,
12.400 in UK, 13.700 in Svezia, 6.220 in Italia. In termini di erogazioni fatte
sul territorio per iniziative benemerite, gli enti in Germania hanno speso
17.000 milioni di euro nell’anno appena trascorso, seguiti da Italia con 9.950
milioni (per il 90% proveniente dalle erogazioni fatte dalle 88 fondazioni
bancarie), Spagna con 8.520 milioni, Olanda con 6.000 milioni, per un totale
stimato di 73.756 milioni in 13 paesi europei censiti. Altrettanto importanti i
dati sul patrimonio complessivo di fondazioni, associazioni ed enti a scopo
filantropico: 432.565 milioni, con le associazioni italiane che pesano per
90.000 milioni (dato che comprende il patrimonio delle 88 fondazioni bancarie,
che da sole “pesano” per quasi 50.000 milioni), davanti ad Olanda (80.000
milioni), Germania (70.000), Svizzera (58.000 milioni). “Filantropia significa
sostenere con passione un progetto, farlo crescere robusto fino a quando sarà i
suoi frutti per il bene di tutti”: educazione, cultura, welfare.
venerdì 5 giugno 2015
giovedì 4 giugno 2015
I segreti della COVIP.
L’ente di controllo COVIP ha effettuato il “monitoraggio” sugli
investimenti delle casse previdenziali dei professionisti, per il terzo anno,
ma i risultati non sono disponibili, come non lo sono stati per il passato, per
i professionisti: 20 casse di previdenza che gestiscono patrimoni vicini ai 60
miliardi per 1.400.000 professionisti. Dal 2012 i rapporti (con analisi,
confronti, dettagli rilevanti) della COVIP non sono resi pubblici dalle singole
casse previdenziali e dal ministero competente (MinLavoro); non è chiaro quali
ragioni impediscano la diffusione di dati essenziali per comprendere come sono
gestiti “soldi” dei singoli contribuenti e risparmiatori che serviranno alla
loro pensione futura.
mercoledì 3 giugno 2015
I crediti alle famiglie.
A marzo 2015, la consistenzI crediti
alle famiglie. a dei crediti erogati alle famiglie
consumatrici erano 565.004 milioni, con le banche a far la parte del leone: i
prestiti in essere per l’acquisto di abitazioni erano 341.072 milioni (erogati
da banche); i crediti di consumo erano 113.257 milioni, per 59.902 milioni
erogati da banche e per 53.355 milioni erogati da società finanziarie; altri
crediti (erogati da banche) erano 110.675 milioni. Il costo medio dei mutui per
la casa rilevato era il 2,09% a fine marzo 2015 contro il 3,08% di dicembre
2014; i crediti al consumo erano invece assai superiori (anche se mancano dati
puntuali). L’ammontare medio dei mutui in Lombardia è 155.663 euro, quello dei
prestiti finalizzati 4.910 euro, quello dei prestiti personali 10.663 euro;
dati che si confrontano con quelli della Sicilia, rispettivamente di 103.865
euro, 3.028 euro, 11.325 euro. La ripresa delle erogazioni nel primo trimestre
2015 (+8,6% per i crediti al consumo, +50,4% per i mutui immobiliari) si è
riflesso in un aumento dell’erogato medio per i crediti al consumo, ma non per
i mutui.
Luci ed ombre: maggiore richiesta di finanziamento al consumo, ma
ancora cautela nell’affrontare nuove spese.
martedì 2 giugno 2015
Il costo della congestione del traffico.
La velocità media di percorrenza nei centri urbani italiani, secondo uno studio di Confcommercio, è attorno ai 15 km orari, più o meno la velocità di fine Settecento, quando calessi trainati da cavalli e buoi percorrevano, più odorosi e silenziosi e meno assordanti, le arterie cittadine; una velocità che scende a 8 km orari negli orari di punta. Il trasporto cittadino piange, e quello delle merci rallenta col rischio del ritardo nelle consegne quando la merce è deperibile. Lo scenario è fosco, poiché altri studi (Censis ed Aniasa) prevedono una ulteriore concentrazione urbana con aumento dei flussi turistici del 40% nei prossimi 15 anni, unito ad un aumento annuo del 30% del pendolarismo, largamente debitore all’utilizzo dell’autovettura privata per il 70% dei trasferimenti. Lo sforzo dei governanti, centrali e locali, dovrà concentrarsi sulla riduzione della congestione del traffico; ipotesi ottimistiche sulla riduzione del traffico (che nell’era moderna è sempre aumentato, mai diminuito) indicano che riducendo del 10% i tempi di percorrenza l’impatto positivo sul PIL sarebbe dello 0,7%; quello sullo stress assai maggiore.
lunedì 1 giugno 2015
“Made-in” sotto scacco.
Braccio di ferro fra Italia e Consiglio e Commissione UE sul “Made
in”, che la UE vuole limitare alle calzature ed a parte della ceramica, ed il
governo italiano vuole invece vedere allargato a tutta la ceramica ed a
tessile, oreficeria e legno arredo. Querelle non banale, per le imprese ed il
sistema-Italia, che vede fatturati importanti nel tessile-abbigliamento (52, 4
miliardi di euro), calzature (7,5 miliardi), ceramica (4,9 miliardi), ma anche
nel legno arredo (26,7 miliardi) e oreficeria (7 miliardi). Una
contrapposizione forte con chi vuole un “Made in” circoscritto (Germania a
guidare il gruppetto). Confindustria è contraria alla proposta, in quanto “il
campo di applicazione previsto sarebbe troppo limitato in quando prenderebbe in
considerazione soltanto il settore delle calzature e parte di quello della
ceramica, escludendo comparti fondamentali come le piastrelle ed almeno altre
tre interi settori cruciali per l’industria italiana, come il tessile, l’arredamento
e la gioielleria”. Una partita che non finirà in pareggio, ma prevedibilmente
in perdita, “more solito”.
L’Italia affonda e manca la scialuppa di
salvataggio.
Le emissioni di Green Bond.
Obbligazioni (bond) la cui emissione è legata al tema “ambiente”, quali la costruzione di un parco eolico o di fabbriche meno inquinanti, le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, l’utilizzo sostenibile dei terreni, depurazione delle acque, i Green Bond hanno visto una rapida crescita del mercato: nel 2013 le emissioni furono 10 miliardi di USD, nel 2014 hanno raggiunto i 36,6 miliardi. Le “obbligazioni verdi” trovano la loro richiesta da grandi investitori istituzionali sempre più preoccupati per i rischi di compensazione ambientale nei loro portafogli; a livello mondiale sono oltre 250 le istituzioni che hanno acquistato almeno un bond verde. Ad emetterli sono società attive nell’ambiente, come le utilities, che coprono quasi la metà delle emissioni lorde, seguite da banche di sviluppo regionale, attive nella difesa dei sistemi eco-ambientali di vaste aree del mondo. Secondo l’associazione Climate Bonds Initiative, i Green Bond potrebbero raggiungere i 100 miliardi di emissioni lorde, se non nel 2015 probabilmente nel 2016. E per Moody’s, le ragioni del loro successo sono anche legate alla “febbre” che nel 2014 ha spinto gli emittenti corporate a collocare qualsiasi strumento finanziario per approfittare del basso livello storico dei rendimenti, che sempre più sono “the king of the market”, triplicandone i volumi. Sul fronte degli aspetti negativi, i Green Bond hanno dei costi correlati alla certificazione dei progetti ed al loro controllo durante la vita della emissione, aspetti che potrebbero frenarne un più ampio sviluppo. Gli investitori istituzionali, come fondi pensione ed assicurazioni, assicurano il loro interesse a questi investimenti, che cresceranno nei portafogli degli investitori che spesso hanno l’obbligo di investire in strumenti definibili come “sociali”.
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