domenica 25 settembre 2016

Pure e semplici macchine spremitrici.



“” Gli imperi aristocratici (o dispotici) erano di norma pure e semplici macchine spremitrici: ogni qual volta le élites volevano di più, non pensavano certo in termini di aumento della produttività (da dove mai sarebbe potuto saltar fuori?); si limitavano a spremere (e opprimere) ancora di più, riuscendo di solito a ricavare ancora un poco di succo. Talvolta sbagliavano i calcoli e spremevano troppo, il che poteva tradursi in fughe, tumulti e motivi di rivolta. Tale autocrazie, sebbene definite divine, non erano immortali. Per di più, solo le società che lasciavano spazio all’iniziativa, dal basso ancor più che dall’alto, potevano pensare in termini di crescita.””



(David Landes, “La ricchezza e la povertà delle nazioni”)

Un delitto di lèse-majesté.



“” L’esperienza della popolazione di Balkl (Asia centrale) è emblematica. Il loro sovrano era assente, impegnato a combattere gli indiani, allorché un popolo nomade che si trovava nelle vicinanze approfittò della sua assenza per impossessarsi della città. Gli abitanti opposero una strenua resistenza, ergendosi a difesa non solo delle proprie case e famiglie ma anche quelle del re assente. Alla fine, tuttavia, vennero sconfitti. Tornato in patria, il sovrano riconquistò la città, e venuto a sapere del coraggio esibito dai propri sudditi, li rimproverò aspramente. La guerra, sentenziò, non era affare loro; il loro unico dovere era quello di pagare e obbedire chiunque li governasse. I capi della popolazione si scusarono profusamente e promisero che non si sarebbero mai più macchiati di un tale delitto di lèse-majesté.””


(Michael Cook, “Islam: A Comment”, cit. in “La ricchezza e la povertà delle nazioni”, David Landes)

lunedì 19 settembre 2016

Bisanzio la nuova Roma; Roma è sempre Roma...



“” Il 6 agosto 1354 il bailo, ambasciatore veneziano a Costantinopoli, aveva informato il doge Andrea Dandolo che i Bizantini, minacciati dai Turchi e dai Genovesi, erano pronti a sottomettersi a qualunque potenza: a Venezia, al sovrano serbo, o anche al re d’Ungheria. E il 4 aprile del 1355 Marino Faliero consigliò che la repubblica annettesse semplicemente l’impero, altrimenti, data la situazione miserevole in cui si trovava, sarebbe caduto vittima dei Turchi. Non era un segreto che Bisanzio si trovava alla vigilia del crollo, e sembrava che l’unico problema consistesse nel decidere se i resti dell’impero dovessero toccare ai Turchi oppure ad una potenza cristiana.””



"Storia dell’impero bizantino", Georg Ostrogorsky

domenica 4 settembre 2016

La struttura economica e sociale del’impero subisce una trasformazione radicale.



“”La morte di Basilio II (1025) segna una svolta nella storia bizantina (…). Lo sgretolamento delle proprietà dei contadini e dei soldati procede a passi di gigante e porta alla decadenza della forza militare e del sistema tributario dello Stato bizantino. La struttura economica e sociale del’impero subisce una trasformazione radicale. Il potere imperiale di Bisanzio rinuncia non solo alla lotta contro l’aristocrazia feudale, ma diventa esso stesso il rappresentante di questa classe sempre più forte. L’aristocrazia fondiaria ha vinto la partita e ci si domanda solo quale parte di questo settore conquisterà il predominio: l’aristocrazia burocratica o quella militare. La storia bizantina dei prossimi decenni, che a prima vista non sembra altro che un susseguirsi di intrighi di palazzo, è determinata dalla lotta tra le potenze concorrenti della nobiltà civile della capitale e della nobiltà militare della provincia. All’inizio è la seconda (che in sé era più forte, ma che era stata indebolita da Basilio II) ad avere la peggio e l’aristocrazia civile della capitale prende il sopravvento. Il suo dominio caratterizza l’inizio della nuova epoca. I numerosi intrighi di palazzo non sono che una manifestazione secondaria di questo regime; i suoi effetti più importanti sono da una parte la fioritura culturale della capitale, dall’altra la decadenza della potenza militare dell’impero. (…) Il tributo addizionale per gli appezzamenti contadini abbandonati, che Basilio II aveva imposto ai “potenti”, venne abolito sotto la pressione dei grandi proprietari terrieri. In questo modo il vecchio sistema del tributo addizionale, che prima (…) rappresentava un elemento basilare del sistema tributario bizantino, scompare per sempre. I contadini non erano più in grado di pagare il tributo addizionale, i “potenti” non volevano pagarlo e l’imperatore Romano III, egli stesso un tipico rappresentante dei “potenti”, non poteva opporsi alla volontà dell’aristocrazia terriera. Le più antiche leggi, che proibivano ai “potenti” l’acquisto dei beni dei contadini e degli stratioti, non vennero ufficialmente revocate, e dei giudici scrupolosi continuavano anche in questo periodo a considerarle come diritto vigente. Ma bastava già il fatto che la lunga serie di leggi per la protezione della piccola proprietà contadina si fosse interrotta con la morte di Basilio II. Infatti perfino le prescrizioni governative del secolo X, nonostante la loro severità, non erano riuscite a impedire l’acquisto dei terreni dei contadini e dei soldati; tanto più ora, con l’atteggiamento di benevola neutralità del governo, la forza di espansione della grande proprietà fondiaria poteva svilupparsi liberamente. I “potenti” avevano partita vinta su tutta la linea, sia dal punto di vista politico che da quello economico. La diga che il potere centrale aveva opposto alla fame di terra della nobiltà, da Romano I fino a Basilio II, era stata infranta. Il disgregamento della libera piccola proprietà procedeva ormai senza ostacoli. La grande proprietà assorbì i beni dei contadini e dei soldati e fece servi i suoi ex proprietari. Veniva così scardinato il sistema su cui si basava la potenza dello Stato bizantino fin dal suo rinnovamento nel secolo VII: la forza militare e tributaria del paese decadde e il conseguente impoverimento trascinò sempre più in basso la potenza militare dello Stato.””


Capitolo “Il dominio dell’aristocrazia burocratica della capitale (1025-1081)", in "Storia dell’impero bizantino", Georg Ostrogorsky

I latifondisti e i funzionari formavano una casta.



“” I latifondisti e i funzionari formavano una casta. Come la naturale aspirazione del funzionario ben piazzato era quella di procurarsi un terreno nella provincia, così il ricco proprietario terriero aveva la costante ambizione di entrare nella casta dei funzionari e – sia procurandosi un posto di funzionario, sia un semplice titolo burocratico – di assicurarsi la necessaria posizione sociale e i necessari rapporti sociali. Di regole il “potente” era allo stesso tempo latifondista e funzionario. Alla volontà del potere centrale si opponeva l’ostinata decisione degli elementi economicamente più forti e socialmente più prestigiosi. Coloro dai quali dipendeva la pratica applicazione delle disposizioni imperiali avevano ogni interesse a sabotarle. 
Tuttavia anche gli stessi piccoli proprietari, che il governo imperiale intendeva difendere contro la cupidigia dei potenti, si opponevano spesso alle sue intenzioni. L’eccessivo peso fiscale provocò un’ondata di movimenti in favore del patrocinio. I contadini economicamente rovinati rinunciavano alla loro dolorosa libertà e si ponevano sotto il patrocinio di un potente signore che prometteva loro un alleggerimento dei loro duri obblighi e oneri. Così si spiega il fatto che non pochi contadini non solo vendevano i loro terreni ai potenti ma, come vediamo dalle leggi imperiali, li regalavano talvolta; il che non significava altro se non che essi diventavano volontariamente dipendenti del proprietario fondiario, per poter così sfuggire alla miseria e all’insicurezza e trovate protezione contro le eccessive richieste tributarie dello Stato e soprattutto contro le estorsioni degli esattori delle tasse. In realtà il potere centrale non si faceva garante del diritto e dell’indipendenza dei piccoli proprietari, come cercavano di dimostrare le novelle imperiali. Esso difendeva il suo proprio diritto alle imposte e prestazioni della piccola proprietà, che la nobiltà dei latifondisti cercava di disputargli. La gravità della crisi consisteva nel fatto che l’aristocrazia feudale rinvigorita, aumentando le sue proprietà terriere ed il numero dei suoi “protetti”, cercava di sottrarre allo Stato i suoi contadini e soldati. La lotta tra il potere centrale e la potenza feudale non si accentrava soltanto sui possessi dei contadini e degli stratioti, ma anche e soprattutto intorno a quei piccoli proprietari che ad entrambe le parti interessavano in modo particolare.””

Capitolo “L’eta d’oro dell’impero bizantino (843-1025)", in "Storia dell’impero bizantino", Georg Ostrogorsky