martedì 16 giugno 2015

Il mistero “kosher”.




Negli USA, fra i prodotti alimentari confezionati (food&beverage; fonte: Mintel; www.qz.com), il 41% dei prodotti riporta la dicitura “kosher”, che contraddistingue il metodo previsto dalla tradizione della dieta ebraica, ponendo tali prodotti in cima alla classifica dei prodotti “top” sui banchi della distribuzione; dopo la dicitura “kosher”, quelle maggiormente presenti sugli alimenti includono “contro allergie” (25%), packaging etico ed ecologico (22%), senza additivi (19%), “gluten-free” (10%), prodotti eco (7%), “senza lattosio” (3%); dati sorprendenti, laddove si osservi che meno del 2% della popolazione statunitense è ebrea, e che nel mondo occidentale (USA inclusi) circa l’1,7% della popolazione soffra di celiachia. Per quanto riguarda il “kosher”, nel 2009 il 27% dei prodotti alimentari confezionati recava tale dicitura (per un valore di mercato di 17 miliardi US$), percentuale salita al 41% nel 2014. Molti consumatori acquistano e consumano prodotti “kosher” per motivi diversi da quelli religiosi, perché ritengono tali prodotti salutari, gustosi, rispettosi di diete vegetariane, confezionati secondo metodi sani e salutari.

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