giovedì 27 novembre 2014

La dilatazione dello Stato nel corso della Grande Guerra.



“” (…) lo Stato italiano venne accrescendo e dilatando le proprie funzioni attraverso una congerie di oltre trecento tra comitati, consorzi, istituti e uffici vari preposti ai compiti dell’intervento statale relativi all’attività economica e finanziaria in generale, e non solo a quella più propriamente legata alla produzione bellica: dai Consorzi agrari provinciali alle Commissioni comunali e mandamentali per la proroga o la rescissione dei contratti agrari, dal Consorzio per gli istituti di emissione e gli altri maggiori organi privati del risparmio nazionale per le sovvenzioni sui valori mobiliari alla Giunta esecutiva centrale degli Uffici di collocamento degli impiegati di aziende private. E non c’è dubbio che la scarsa compattezza interna del ministero, la vera e propria mancanza di una linea politica unitaria, oltre che di un “piano” nel cui ambito muoversi, furono una delle cause principali che presiedette a tale espansione e che ne caratterizzò gli esiti. (…) i due elementi costitutivi di questo processo, l’aumento degli organi statali preposti all’economia di guerra e la dilatazione del numero delle imprese che chiedevano di essere poste sotto la protezione statale (…) si addicevano a quell’innesto dello sviluppo capitalistico sulle strutture burocratiche che corrispondeva ad un’antica vocazione dello Stato italiano. (…) la spinta alla creazione di nuovi organi amministrativi e i conseguenti provvedimenti legislativi si accentuarono col passare del tempo e giunsero al loro apice nel 1918 (…) proiettandosi nell’immediato dopoguerra, e dando l’impressione di un sistema che crescesse in qualche misura su se stesso, piuttosto che ubbidire ad una linea direttiva con una propria organicità. Le conseguenze che ne scaturirono furono incalcolabili nel determinare la crisi dello Stato liberale; certo è che si può collocare qui il dilatarsi di quel fenomeno della incertezza della norma legislativa, derivante dalla giungla di competenze e della privatizzazione di influenze su di essa, che a partire da questo momento segnerà la pratica fine di ogni parvenza di Stato di diritto. (…) se ci si vuole render conto dell’esautoramento dell’istituto parlamentare e della graduale estromissione dei posti direttivi del personale politico di formazione giolittiana, occorre tener presente che in questo periodo il Parlamento viene perdendo quella funzione di mediatore di interessi che gli aveva fatto assumere particolare rilievo nel periodo di consolidamento dello Stato liberale. (…) che la guerra avesse procurato fin dal suo inizio ampi profitti fu confermato, tra l’altro, dall’esito complessivamente positivo dei vari prestiti nazionali, che rastrellarono in totale sei miliardi di lire oro “antiche”, pari al 30 per cento del reddito nazionale, e ciò mentre le imposte prelevavano dal 12 al 15 per cento su quello stesso reddito. I gettiti del prestito non potevano certo provenire solo o prevalentemente dalla piccola borghesia impiegatizia o dalla folta schiera dei piccoli rentiers, che furono anzi tra i gruppi sociali più duramente colpiti dalla guerra: la prima vide restare sostanzialmente inalterati nei primi anni di guerra i propri stipendi, mentre il costo della vita subiva un forte rialzo, arrivando a più che raddoppiare tra il 1914 e il 1917; la seconda, mentre fu duramente colpita dalla svalutazione della moneta, dovette subire le conseguenze del blocco dei fitti urbani e rurali. In altri termini, questi ceti che erano stati tra i pilastri più solido dello Stato liberale ed avevano, nel complesso, largamente beneficiato della stabilizzazione monetaria e sociale conseguita da Giolitti (…), subivano una scossa economica che doveva renderli più sensibili ad ogni aspetto connesso con il loro prestigio sociale. La guerra introdusse quindi una serie di fratture nel corpo della società, che si assommavano a quella dell’articolazione e divisione in classi determinatesi nel corso del processo di industrializzazione e che finivano con l’investire con una serie di segmentazioni incrociate il blocco che si era cercato di dar vita nell’”era giolittiana”.””



Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Libro 11. Lo stato liberale. pagg. 1999-2002 . Einaudi/IlSole24Ore, 2005.

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