domenica 5 aprile 2015

L'abolizione di manomorta e servitù della gleba da parte di Luigi XVI.



“”Luigi XVI proseguiva l’ammodernamento del Regno; (…) redigeva un editto che prevedeva l’abolizione, nei solo demani della Corona, della servitù della gleba e della pratica della manomorta (http://it.wikipedia.org/wiki/Manomorta) , al fine di “creare i presupposti di una vera libertà a favore di tutti i cittadini”. Il preambolo di quel documento recitava: “Sempre attento a quanto può favorire il benessere del nostro popolo, e mettendo tutto il nostro impegno nel governare un Regno libero e generoso, Noi non desideriamo mai più di vedere quei residui di servitù che attanagliano le province del Reame. Siamo rammaricati nel constatare che un gran numero di sudditi siano ancora visti come parte di una vetusta istituzione chiamata gleba. Essi, privati della libertà della loro stessa persona, oltre che della proprietà, sono considerati alla stregua di un bene feudale; non hanno la consolazione di disporre di beni propri, se non in casi rigidamente prescritti, né di trasmettere ai figli il frutto del loro lavoro. Perciò lo sviluppo industriale langue, e alla società si sottraggono energie preziose”. Quindi annunciava: “Giustamente e in forza di tali considerazioni, Noi oggi abbiamo voluto abolire senza eccezioni i residui di tale rigorosa feudalità.". “”

Antonio Spinosa, “Luigi XVI. L’ultimo sole di Versailles”, pg. 90.

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