lunedì 31 agosto 2015

Le città, capitali dell’innovazione.


Uno studio condotto analizzando 40 città nel mondo (nessuna italiana) da Citie (City Initiatives for Technology, Innovation and Entrepreneurship) rileva che tra il 2002 ed il 2008 l’aumento degli occupati in Gran Bretagna è per la metà dovuto al 6% delle imprese, giovani ed in rapida crescita; che tra il 2003 ed il 2013 il settore tecnologico nella sola New York ha creato 45.000 posti di lavoro con una crescita superiore del 6% a quello di New York stessa e del 14% a quella degli USA; aggiungendo che nei soli USA quasi la metà dei posti di lavoro (il 47%) è a rischio sostituzione da parte dell’automazione. Opportunità che nascono da nuove tecnologie; rischi che possono derivare da una insufficiente “padronanza del nuovo mestiere”. Le città che guidano la classifica del “bravi” sono New York, Londra, Helsinki, Barcellona, Amsterdam, ma anche – ed a sorpresa – Bogotà, Nairobi, Giacarta. Le amministrazione pubbliche possono incidere sul “trend” delle città quando affrontano in modo aperto, innovativo, senza “chiudersi a riccio in un passato che è passato” le sfide del presente; lo studio identifica 3 aree su cui le amministrazioni cittadine devono concentrarsi: la capacità di aprirsi a nuove idee e nuove imprese; il modo in cui le infrastrutture cittadine (e.g., le reti telefoniche a fibra ottica) si attivano per favorire le imprese a più alta crescita; le modalità con cui la città incorpora l’innovazione nelle sua attività. 
Il futuro è dietro l’angolo, ma bisogna svoltarlo questo angolo.

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