sabato 1 agosto 2015

Una Ferrari da formula super.





Un estratto di questo articolo è stato pubblicato nella rubrica #IlGraffio su AdviseOnlyBlog in data 31.7.2015.


La prossima quotazione del 10% di Ferrari (IPO previsto a fine anno sul mercato azionario USA) segna una svolta per l’azionista di controllo ed un successo per chi l’ha immaginata e perseguita; oggi, FCA (nata dalla fusione fra Fiat Automotive e Chrysler) è posseduta al 69% dal mercato, al 31% da Exor (la holding che raggruppa i vari rami della dinastia Agnelli); Ferrari, che avrà sede in Olanda, a sua volta è posseduta al 90% da FCA ed al 10% da Piero Ferrari; FCA capitalizza 18,3 miliardi di euro; la valorizzazione di Ferrari, in sede di IPO, potrebbe facilmente superare la stima iniziale di 10 miliardi di euro, basata su un multiplo dell’EBITDA/MOL di 15 volte, lontano da quello applicato per un settore maturo ed industriale come l’auto (Audi 8 volte, VW 8,7 volte, BMW 10,5 volte), e vicino a quello di settori del lusso, cui Ferrari appartiene per immagine; un multiplo che potrebbe salire, secondo i più ottimisti (o lungimiranti?) sino a sfiorare un multiplo di 30 volte, roba da super-gioielli per super-ricchi. Si potrebbe arrivare ad un risultato che oggi appare paradossale: la Ferrari potrebbe valere più di tutta FCA (che oggi comprende anche Ferrari, al 90%).

Una operazione da manuale, una svolta epocale nella strategia di Exor, che manterrà il controllo delle auto di lusso,  preparandosi alla ulteriore evoluzione del progetto FCA, incentrato sulla progressiva “de-italianizzazione” del marchio Fiat, la sua crescente internazionalizzazione (la maggior parte degli utili oggi arriva dalle attività Chrysler, con la Jeep in “pole position”), e la dichiarata volontà di procedere ad operazioni di aggregazione societaria ed industriale che vedano FCA fondersi con un concorrente internazionale (nomi ricorrenti, a più riprese, includono GM, Hyundai, Peugeot, persino VW), relegando Exor ad azionista di maggioranza. Un progetto ambizioso ed epocale, che sancirebbe la vittoria della strategia del CEO di FCA focalizzata sulla creazione di valore per l’azionista Exor, “whatever it means and takes”. Si noti che 12 mesi fa l’azione FCA valeva 7,63 euro, oggi 14,25 euro.



Ma non è tutto, anzi, è solo l’inizio: a valle dell’IPO relativa al 10% di Ferrari, FCA si ritroverà con l’80% della casa del Cavallino Rampante, e procederà ad una sua scissione, cioè alla assegnazione delle azioni Ferrari agli azionisti di FCA, in proporzione alle azioni possedute: ne risulterà che Exor (che continuerà a possedere il 31% di FCA) diverrà azionista diretto di Ferrari col 24% (circa) delle sue azioni (soglia che, inter alia, si situa sotto la soglia del 30% che farebbe scattare, a sua volta, una OPA obbligatoria sulle azioni Ferrari, in caso di quotazione anche in Italia, contemporanea o successiva alla scissione).



Il progetto si arricchirà, indine, di una vera “chicca per i buongustai della finanza”: la Ferrari ha optato per il c.d. “voto multiplo o maggiorato”, o “loyalty share” che assegna un voto doppio agli azionisti stabili della società, come Exor, che si vedrà quindi assegnato un diritto di voto doppio, che unito a quello di Piero Ferrari consentirà agli azionisti stabili Exor e Ferrari di avere un controllo superiore al 50% dei diritti di voto in assemblea. “Paghi 1, prendi il banco”.

(In altra sede, abbiamo espresso il nostro orientamento contrario al “voto multiplo”, che a nostro avviso limita l’ottimale funzionamento del mercato dei capitali, favorendo gli azionisti spesso di limitato controllo; n.d.r.).



Il risultato, visto da parte dell’azionista Exor, sarà duplice, consentendo una valorizzazione ottimale ed il mantenimento del controllo azionario; una situazione che potrebbe risultare “accettabile” per gli investitori terzi, nella misura in cui la Ferrari continuerà ad essere una “macchina vincente” ed a crescere come entità indipendente nel mercato delle auto di lusso, nelle corse, nella eventuale diversificazione in mercati de-correlati. Va bene partire in pole position, l’importante però è tagliare in testa quando sventola la bandiera a scacchi dell’arrivo.



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