domenica 21 settembre 2014

L’Occidente rimpicciolì il mondo.


“”Nel 1910 il mondo appariva ormai economicamente integrato come mai era avvenuto nella storia. I molteplici mezzi che lo collegavano – ferrovie, navi a vapore e telegrafi – erano quasi tutti di invenzione e di proprietà occidentale. L’Occidente rimpicciolì il mondo. Se tutte le linee ferroviarie degli Stati Uniti fossero state disposte in fila, la loro lunghezza sarebbe tredici volte quella della circonferenza terrestre. Era possibile viaggiare da Versailles a Vladivostk in treno. E costanti miglioramenti nella tecnologia delle navi a vapore (…) resero nettamente più rapido ed economico l’attraversamento degli oceani. Il tonnellaggio di registro della Mauretaina (varat nel 1907) era quarantasei volte quello della Sirius (varata nel 1838), ma la potenza dei suoi motori era duecentodiciannove volte maggiore, il che le permetteva di raggiungere una velocità tripla e di attraversare l’Atlantico, con un carico nettamente più grande, in nove giorni e mezzo anziché in sedici. Fra il 1870 e il 1910 il costo delle spedizioni oceaniche si ridusse di oltre in terzo. Spedire una tonnellata di cotone per treno da Manchester a Liverpool (una distanza di appena 50 chilometri) costava 8 scellini; ma bastavano solo 30 scellini per spedire la stessa quantità di merce per nave fino a Bombay, vale a dire a quasi 13.000 chilometri di distanza. L’apertura del Canale di Suez (1869) e del Canale di Panama (1914) rimpicciolì ulteriormente il mondo, il primo riducendo di oltre 2 quinti la distanza del tragitto Londra-Bomby, il secondo tagliando di un terzo i costi di spedizione dalla costa est alla costa ovest degli Stati Uniti. Alla fine degli anni Sessanta dell’Ottocento, grazie all’introduzione dei rivestimenti in guttaperca, si ebbe la possibilità di collocare cavi in fondo al mare e quindi di inviare telegrammi da Londra a Bombay o a Halifax. Nel 1857 la notizia dell’ammutinamento indiano aveva impiegato quarantasei giorni per arrivare a Londra, viaggiando alla velocità di 6 chilometri l’ora. Nel 1891, la notizia del devastante terremoto di Nobi, in Giappone, giunse a Londra in un solo giorno, viaggiando a quasi 400 chilometri l’ora, vale a dire sessantacinque volte più veloce. Anche la manodopera viaggiava oltreconfine come mai prima d’allora. Fra il 1840 e il 1940, 58 milioni di europei emigrarono nelle Americhe, 51 milioni di russi in Siberia, Asia centrale e Manciuria, e 52 milioni di indiani e cinesi in Asia sudorientale, in Australasia o nelle regioni dell’oceano Indiano. Circa 2 milioni e mezzo di emigranti dell’Asia meridionale e orientale si trasferirono nelle Americhe. Nel 1910, negli Stati Uniti un abitante su sette era di nascita straniera, una cifra mai più sorpassata. Il capitale stesso viaggiava senza confini. La Gran Bretagna era il banchiere del mondo, ed esportava ovunque enormi quantità di denaro. (…) All’apice dei periodi di boom degli investimenti oltreoceano (nel 1872, 1887 e 1913), il surplus di conto corrente britannico superava il 7 per cento del PIL. Le imprese britanniche erano pronte a esportare non soltanto il cotone, ma anche i macchinari per tesserlo e i capitali necessari per acquistarlo.””

Niall Ferguson, Occidente, pagg. 253-254

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